Recuperata una baracca austriaca sul monte Scorluzzo, sopra il Passo dello Stelvio: a lavorare al recupero è stato lo staff del Museo della Guerra Bianca in Adamello di Temù e il cremonese John Ceruti, il responsabile della commissione tecnico-scientifica del museo e, dal luglio 2003, anche il direttore tecnico.
CREMONA (5 novembre 2020) – A oltre cent’anni di distanza, a oltre 3.000 metri di quota, il tempo si è fermato al 3 novembre 1918: quando l’ultimo soldato austriaco ha chiuso in tutta fretta la porta per precipitarsi a valle. La stessa sera alle ore 18 il capitano Fiocca, comandante degli avamposti al Filon del Mot, poco più in basso della cima dello Scorluzzo, che sovrasta il Passo dello Stelvio, riceveva l’ordine di occupare la vetta, ignaro che l’armistizio era già stato firmato e, in assetto di guerra, si impadroniva della posizione come egli stesso scrive nelle sue memorie: «Le pattuglie giunsero sulle posizioni nemiche di sorpresa, ma non trovarono uomini; gli alpini di punta però mi riferirono che al loro apparire videro dileguarsi nell’oscurità le ultime scorte nemiche. Infatti, nelle baracche erano ancora accesi i loro lumi a petrolio e una baracca incendiata ardeva sinistramente. Alle 21 la posizione nemica era occupata, le vedette a posto, le mitragliatrici in posizione: il rosso gagliardetto della 298ª Compagnia, che ci era stato gentilmente donato nel luglio precedente, issato sullo Scorluzzo»…

