Tornano alla luce sulle cime dello Stelvio chilometri di trincee, fossati e gallerie risalenti alla prima guerra mondiale. A Bormio un museo dedicato ai combattimenti ad alta quota nel complesso alpino dell’Ortles-Cevedale
Mesi gelidi trascorsi a sorvegliare cime inarrivabili. E a scrutarsi con un nemico appostato dietro a identici spuntoni di roccia, dall’altra parte della valle. La temperatura poteva precipitare anche a 30 gradi sotto lo zero, eppure soldati italiani e austriaci non abbandonavano le loro posizioni nemmeno nelle notti di freddo polare, quando il giaccio li assediava, costringendoli in ripari scavati nella montagna. La Grande Guerra è stata anche questo, il confronto impari tra gli uomini e le condizioni più estreme imposte dalla natura. Lungo l’arco alpino, nei settori operativi dei gruppi dell’Ortles-Cevedale e dell’Adamello-Presanella, ha preso il nome di Guerra Bianca, perché venne combattuta a una quota media superiore ai 3.000 metri, tra nevi che allora erano perenni.

